Storia e simboli del CISV
Roberto Breschi
Da quasi cinquant'anni il CISV, Centro Italiano Studi Vessillologici, è impegnato nella ricerca, nello studio e nella diffusione della conoscenza delle bandiere. Tra le associazioni vessillologiche è tra le più antiche e stimate in campo internazionale. Il Centro nasce a Torino nel 1972 da una costola dell'Accademia di San Marciano. Gran parte delle stesse forze che nell'ambito dell'Accademia animarono gli studi vessillologici, fino ad organizzare un eccellente Congresso Internazionale nel 1971, si ritrovarono impegnati nel Centro. Primo  fra tutti il Presidente Aldo Ziggioto. Nel 1973 il CISV fu ammesso alla FIAV e nel 1974 si dotò di una rivista ufficiale, «Vexilla Italica». Dal 1989 organizza convegni nazionali che col tempo hanno assunto una cadenza annuale. Come la gran parte delle Associazioni vessillologiche il CISV è stato dotato di simboli permanenti e temporanei, questi ultimi soprattutto dedicati ai convegni.


Prodromi


«La mattina di un sabato salivo le scale diretto all’Armeria Reale. Incontrai un tipo che scendeva e gli chiesi se all’Armeria potevo trovare bandiere o libri di bandiere di mio interesse. Incontro fatale: era Natta-Soleri. Mi domandò subito se ero disposto a scrivere qualcosa per “Armi Antiche”, la rivista dell’Accademia di San Marciano. Era il giugno o il luglio del 1967, a Torino». Raffaele Natta-Soleri era il presidente dell'Accademia di San Marciano (fondata a Torino nel 1951). L'episodio, riferitomi in prima persona da Aldo Ziggioto, fu davvero decisivo per le sorti della vessillologia in Italia. Infatti, nonostante le perplessità di Aldo, che si professava inesperto di bandiere militari (l’unico tema vessillologico in tono con la rivista) l’articolo fu scritto; trattava delle bandiere del Regno di Sardegna e sarebbe stato il primo della famosa serie sugli antichi stati italiani. Il settembre seguente qualcuno portò e distribuì alcune decine di reprints dell’articolo al Congresso Internazionale di Vessillologia di Zurigo. Fu un successo. Intanto Ziggioto era entrato nell’Accademia e vi aveva fondato una Sezione Vessillologica.
Grazie a questa nuova sezione, l'Accademia aderì alla Federazione Internazionale delle Associazioni Vessillologiche (FIAV) fin dall'inizio (1960) e pertanto è tuttora annoverata tra i membri fondatori della FIAV, sebbene ne sia uscita nel 1987.

Racconta ancora Aldo: «La San Marciano era e rimane un’associazione di amatori di armi antiche e annessi e connessi: storia militare, armi da fuoco, uniformi. La nuova sezione riuniva parecchie persone, però tutte dedite solo a bandiere militari, tranne il sottoscritto. Io devo comunque moltissimo alla San Marciano, senza la quale non avrei potuto pubblicare a colori articoli sulle bandiere antiche italiane». In effetti, il lavoro della sezione vessillologica dell’Accademia fu di grande qualità e culminò con l’organizzazione del IV Congresso Internazionale di Vessillologia che si svolse a Torino alla fine di giugno del 1971. Grazie all’impegno di Ziggioto, sostenuto e coadiuvato da Raffaele Natta-Soleri e Giorgio Dondi, la manifestazione riuscì in pieno e, dopo oltre trent’anni, resta nel ricordo di coloro che vi parteciparono uno dei congressi internazionali più belli [Immagini]. Nessuno aveva mai pensato ad una bandiera per l’Accademia di San Marciano, ma in occasione del congresso ne fu ideata una.





Era propriamente uno stendardo, il cui disegno, unitamente alla forma quadrata, ricordava gli antichi vessilli militari piemontesi. L’azzurro e il giallo-oro erano anche i colori di Torino, l’azzurro e il rosso quelli del Piemonte e dei Savoia; al centro figurava il vecchio emblema dell’Accademia di San Marciano, risalente all’epoca della fondazione (1951). Una croce divideva il drappo in quattro parti, per simboleggiare i quattro campi d’interesse dell’Accademia: le armi antiche, l’arte militare, l’uniformologia e, ultima arrivata, la vessillologia. La bandiera fu disegnata da Aldo Ziggioto, che non ne fu completamente soddisfatto perché, a suo dire, le fiamme rosse non gli erano ben riuscite. Non risulta che questa bandiera sia stata più usata in seguito e del prezioso esemplare di quell’epoca si sono purtroppo perse le tracce. Aldo ideò anche un apposita bandiera per il congresso, anch’essa con i colori di Torino, con la cifra romana IV (edizione del congresso) gialla in campo azzurro.







«Incipit vita nova»

 

Inaspettatamente, subito dopo il congresso di Torino, avvenne la rottura con l’Accademia. La circostanza lasciò Ziggioto nell’amarezza e nello scoramento ma, nel contempo, lo spinse verso quegli appassionati – Catasta, Gibellini, Cirincione e altri – che avevano sempre respinto o mal sopportato l’idea di far parte di un’associazione che non fosse esclusivamente vessillologica. Fu così che una quindicina di persone sottoscrissero, non senza qualche perplessità, l’adesione al nuovo Centro Italiano Studi Vessillologici, il CISV. Era il 1972. Verso la fine di quello stesso anno fu chiesta ufficialmente l’ammissione alla FIAV e nel 1973, nel corso del Congresso di Londra, la nostra Società fu cordialmente accolta nel consesso internazionale e la nostra bandiera sociale alzata per la prima volta.




A proposito di tale vessillo, Ziggioto racconta: «Catasta ed io ci occupammo dei simboli. Lo stemma [immagine] lo scelsi io e lo feci di sfondo verde in segno di speranza. (…) In araldica il verde significa vittoria, onore, amore, confermazione di amicizia. L’edera è simbolo di eterna memoria e volli aggiungerla alla V di vessillologia per tale motivo. Inoltre non spiaceva a Nino [Catasta], che era repubblicano». Il Partito Repubblicano Italiano (PRI) d'ispirazione mazziniana, costituito ufficialmente a Milano nel 1895, ha infatti per simbolo una foglia d'edera.
Continua Aldo: «Lo scudo a mandorla lo volle Nino e penso sia di ottima apparenza. (…) Quanto alla bandiera, non ricordo bene, ma credo di aver pasticciato non poco per fare un abbozzo; alla fine fui propenso a una bandiera inquartata, perché nessun’altra associazione l’aveva, in verde e rosso, con certo del bianco da qualche parte, ma non ricordo come. Nino suggerì allora la croce, simbolo dei Comuni medioevali italiani. Al centro mettemmo lo stemma, perché la bandiera pulita non ci piaceva».

La partenza fu eccezionale, perché Aldo Ziggioto fu subito eletto, sempre durante il Congresso di Londra, «vessillologo dell’anno» e insignito di Medaglia d’Onore, per i suoi studi sulle bandiere degli stati italiani. E nel 1974 esce il primo numero di «Vexilla Italica» che apre col titolo Incipit vita nova, firmato da Giovanni B. Catasta e Aldo Ziggioto. Il periodo che seguì vide la nostra associazione in costante sviluppo. Le adesioni crebbero di anno in anno e fu possibile annoverare eminenti studiosi, quali Hans Horstmann e Ottfried Neubecker tra i Soci d’Onore. La rivista «Vexilla Italica», ruvida e povera dal punto di vista grafico (come del resto le sue consorelle), si distinse per la ricchezza dei contenuti, per il rigore scientifico e la precisione delle notizie, guadagnandosi la stima dei vessillologi di ogni parte del mondo. Non mancarono certo momenti di crisi, ma laddove prendeva campo lo scoraggiamento e la sfiducia di alcuni, sempre sopperiva l’ottimismo e l’entusiasmo di altri. Nel 1983, la scomparsa del compianto Nino Catasta privò il Centro di uno dei suoi pilastri: come ebbe a scrivere Aldo Ziggioto, in gran parte a lui – che mai volle lo si sapesse – dobbiamo la sopravvivenza di «Vexilla Italica». L’edificio barcollò ma non crollò.




I convegni


Per vedere una prima riunione sociale si dovette addirittura aspettare la fine del 1989. Prima di allora, lo scambio di opinioni e di informazioni e le incombenze della conduzione della «baracca» erano per lo più affidati a contatti epistolari e telefonici, che avevano egregiamente assolto il compito. Qualche occasionale incontro tra amici non era mancato, soprattutto fra vicini di residenza o in occasione di qualche congresso internazionale. E così il primo convegno del CISV, che ebbe luogo a Milano un sabato di novembre del 1989 sulla spinta dell’entusiasmo dei più giovani, fu più che altro una riunione per conoscersi di persona. I soci, generosamente ospitati da Giovanni Sala nella propria casa, furono orgogliosi di appuntarsi sul petto la coccarda con i colori giallo-verdi del CISV ideata e cucita dalla signora Wanda Ziggioto.

Purtroppo una di tali coccarde rimase inutilizzata: pochi giorni prima, il giovane socio Andrea Ballardini era deceduto durante un’escursione in montagna. Era il più impaziente di partecipare alla riunione; aveva 29 anni e già a 16 era iscritto al CISV. Un velo di mestizia si stese sul convegno e, mentre il presidente Ziggioto commemorava l’amico scomparso, la commozione era palpabile. Fu uno dei momenti più tristi nella storia del Centro.

Il proposito di rivedersi l’anno successivo a Firenze, ospiti di Alfredo Betocchi, non si compì per vari motivi e si dovette attendere il 2 giugno 1996 perché il progetto si realizzasse. Da allora, tutti gli anni, nella tarda primavera, il CISV ha celebrato il suo convegno. Nel 1997, il primo di giugno, ci incontrammo di nuovo a Firenze, così come nel 1998. Due differenti coccarde, sempre realizzate dalla signora Wanda, caratterizzarono i primi due incontri fiorentini; quella del 1996, classica nella forma, senza nastri, portava i colori nazionali, oltre a quelli sociali; in seguito sarebbe diventata quella ufficiale del Centro. La coccarda del 1997 consisteva invece in un fiocco giallo-verde con due code di nastro tricolore.
         

Le coccarde finirono involontariamente per caratterizzare le diverse edizioni dei nostri incontri. Infatti la signora Ziggioto ricorda che, nel confezionarle, non pensava a un simbolo specifico per il convegno, ma a un semplice distintivo per i soci del CISV, sul tema dei colori sociali. Vi furono tre coccarde differenti perché non esisteva un modello ufficiale.

Il terzo incontro fiorentino, organizzato come i precedenti da Betocchi, si svolse il 6 giugno 1998. Si inaugurarono allora due consuetudini: la visita o la partecipazione di vessillologi stranieri (Alfred Znamierowski fu allora il gradito ospite) e la bandiera del convegno, sempre diversa di anno in anno. La bandiera del 1998, disegnata come le tre successive dall’autore di questo articolo, era rosso-verde con al centro uno scudo di foggia medievale, formato per metà dello stemma del CISV e per metà dal giglio di Firenze; sul puntale dell’asta, il numero romano IV indicava l’edizione del convegno.




Nel 1999 tornammo a Milano, città che conta il maggior numero di soci del CISV, dove nel 1986 fu costituita una sezione locale del Centro con Mario Dalceri segretario. Fummo ospiti della mostra-mercato «Militalia», presso la quale fu anche allestito uno stand per il CISV. Da quella edizione in poi, i nostri incontri hanno assunto la fisionomia di piccoli congressi: articolati in due giorni (sabato e domenica), riservano notevole spazio alle conferenze e comprendono una piccola esposizione di materiale vessillologico e una cena sociale. La bandiera del convegno del 1999 aveva il campo verde come quella della Regione Lombardia e portava una croce rossa in campo bianco, propria della città di Milano. La V gialla nel cantone, che riprendeva le linee curve dell’emblema del CISV, era da intendersi come iniziale di «Vessillologia» e indicava al tempo stesso la V edizione del convegno.


 


Il sesto convegno si tenne a Lucca nel maggio del 2000 ed ebbe un buon numero di partecipanti, tra i quali Michael Faul del Flag Institute britannico e Peter Orenski della North America Vexillological Association, che già era stato presente alla precedente riunione di Milano. La bandiera del convegno era quadrata, azzurra come il gonfalone della provincia di Lucca, con una pantera al naturale, emblema tradizionale lucchese, sorreggente due scudi di foggia medievale, quello del CISV e quello bianco-rosso del comune di Lucca; nel cantone il logo del convegno, formato dalla scritta in caratteri antichi A.D.MM (Anno Domini 2000) e dalla cifra romana VI, il tutto in oro e racchiuso in una cornice pure in oro.

 


Stessa città e stessa sede per il convegno del 2001, il settimo della serie, nel corso del quale fu approvata la bandiera del presidente, bianca con lo stemma del CISV al centro. La bandiera propria del convegno corrispondeva a quella civica lucchese, con l’aggiunta di un ventaglio diviso in sette spicchi gialli e verdi che indicavano il numero del convegno, formavano più volte l’iniziale V e ricordavano, grazie al disegno curvilineo, lo stemma del CISV. Per una serie di motivi concomitanti la partecipazione fu piuttosto scarsa, nonostante il ricco programma che comprendeva interessanti conferenze, una mostra di bandiere e anche una visita alla sede dei Balestrieri con gli antichi gonfaloni dei terzieri e dei rioni cittadini. Ambedue i convegni lucchesi furono ospitati nella suggestiva sede dell' Associazione Nazionale Carabinieri, sulle mura urbane.




 

Nel 2002, per l’ottavo incontro, siamo approdati a Roma. Un convegno ricco di conferenze e comunicazioni, che ha tra l’altro segnato un punto saliente nella vita del CISV: l’approvazione di un nuovo statuto. Ad Alessandro Martinelli, ottimo organizzatore, si deve anche il disegno della bandiera, che unisce i colori romani, porpora e giallo-oro, a quelli del CISV, verde e giallo; sul triangolo verde, la foglia d’edera con il numero del convegno VIII.


 




«Ad multos annos»


Il CISV ha compiuto trent’anni. Non sono molte le Associazioni vessillologiche che possono vantare un’anzianità superiore; nel corso degli anni, alcune si sono sfilacciate dividendosi e rifondandosi con nomi diversi, altre sono scomparse. Come si è detto, anche il nostro Centro ha vissuto momenti di crisi, ma, allo stato attuale, non ci sono timori di sorta. Si potrebbe osservare che il numero dei soci non è elevatissimo e non registra da tempo incrementi significativi; non sarebbe forse difficile aumentarlo mediante un proselitismo indiscriminato, ma la politica del presidente è sempre stata quella di privilegiare la qualità. In buona percentuale i soci partecipano attivamente alla vita del Centro; lo dimostrano l’ampio e acceso dibattito che si è recentemente sviluppato in seguito alla decisione di rinnovare lo Statuto e le numerose risposte a un questionario sullo stesso argomento. Nonostante i mezzi finanziari tutt’altro che abbondanti, la rivista «Vexilla Italica» non ha mai interrotto la pubblicazione; non solo ha mantenuto le sue caratteristiche di serietà e di rigore scientifico, ma è anche migliorata nella veste tipografica, presentando stabilmente alcune pagine a colori. Il CISV – tra le prime associazioni vessillologiche a sfruttare la potenzialità dei nuovi media – è stato in internet fin dai primi anni ’90 con eleganti pagine web, ora non più attive [immagine]. Un nuovo sito più completo e con maggiori potenzialità è ora presente in rete. Insomma, giacché i segnali sono tutti positivi, il motto che titola quest’ultimo paragrafo, esprime una concreta speranza e non solo un augurio. Ad multos annos, dunque!

 




APPENDICE


Quanto fin qui scritto, è tratto - con poche modifiche - dal libro «Su emblemi e vessilli», compilato in onore del Presidente Aldo Ziggioto nell'occasione del suo ottantesimo anniversario, dato alle stampe nel 2002, quasi contemporaneamente al convegno di Roma.
Successivamente sono accaduti alcuni fatti di rilievo per la vita del Centro. Prima di tutto, Aldo, ha fatto coincidere il suo anniversario, che già si appaiava ai trent'anni di ininterrotta guida del CISV, con le sue dimissioni da Presidente. Il suo breve e intenso messaggio di congedo è pubblicato sul n. 54 di «Vexilla Italica» ed è anche riportato qui. L'Assemblea dei soci, durante il convegno di Roma, ha acclamato Aldo Presidente onorario ed ha approvato il nuovo assetto societario, compreso il nuovo statuto.
Novità di rilievo la pubblicazione di un nuovo bollettino, «Vexilla Notizie», incentrato sull'attualità vessillologica e, soprattutto ma non solo, sull'area lombarda. È curato dalla sezione di Milano, città che, come si è detto, conta il maggior numero di soci del CISV.
Si sono celebrati altri convegni annuali. Il nono, quello del 2003, si è svolto a Prato, ospitato, grazie ai buoni uffici del socio Savorelli, nella splendida sala della Biblioteca Roncioniana, con conferenze di ottimo livello e mostra di libri e bandiere particolarmente ricca. Nel 2004, l'instancabile Alfredo Betocchi ci ha riportato a Firenze, ospiti dello splendido Palagio di Parte Guelfa; ed è stato un altro successo. L'edizione numero 11 ci ha visto ancora in Toscana, regione «centrale» anche rispetto alle dislocazioni residenziali dei soci del CISV: sulle mura di Lucca (casermetta Santa Croce) notevole affluenza di partecipanti, fra cui diversi stranieri. E così via ogni anno (v. l'indice degli Eventi).
Altro fatto nuovo, l'organizzazione di gite sociali: c'è l'intendimento di visitare una volta all'anno un luogo, un museo o un istituzione di particolare interesse vessillologico. La prima meta è stata il Museo Tecnico Navale della Spezia. Sono seguite la visita alla Chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano in Pisa e quella a Roma per la mostra sui «Simboli di appartenenza» al Vittoriano. È stata poi la volta del museo Stibbert di Firenze e di quelli del Risorgimento di Reggio Emilia, Genova e Milano. Siamo ritornati al Museo Navale della Spezia e di seguito abbiamo visitato il castello dei Landi a Rivalta, il Vittoriale e il Museo Storico Navale di Venezia.




E questa è la bandiera del convegno di Prato, fortemente ispirata a uno dei simboli più noti della città e della provincia: il «Cavaliere Pratese» miniato nel codice Regia Carmina di Convenevole da Prato, qui «profanato» con i simboli del CISV sullo scudo e sul gagliardetto. Le bandiere dei convegni di Firenze (2004), di Lucca (2005), di Pistoia (2006), di Pisa (2007), di Modena (2008), di Verona (2009), di Brescia (2010), di Lucca (2011), di Bollate (2012), di Gubbio (2013), di Varese (2014), di Tolentino (2015) e di Fano (2016) sono illustrate in altre parti del sito e sono visibili anche nella foto qui sotto (sulla destra).



Bandierine da tavolo dei convegni (realizzazione TME Co.)

In piena estate 2016 è avvenuto un cambiamento di un certo rilievo nell'assetto societario del CISV con l'assunzione di una ben definita personalità giuridica. Infatti, con Determinazione Dirigenziale della Provincia di Lucca n. 2044 del 1° agosto 2016 il Centro è stato iscritto nel Registro Regionale (Toscana) dell'Associazionismo di Promozione Sociale (APS). In previsione e in armonia col nuovo assetto, un nuovo Statuto era stato approvato dall'Assemblea dei Soci, convocata durante il convegno di Fano, ed è attualmente in vigore.

La storia del CISV è stata inevitabilmente segnata anche da tristi circostanze e di alcuni dolorosi episodi si è detto qui sopra. La vita associativa, così come la vita privata di ciascuno di noi, nel suo andamento parabolico, conosce massimi e minimi e i minimi più profondi corrispondono alla perdita di persone care. Limitandoci agli ultimi anni, nel luglio 2011 è mancato il professor Ugo Bellocchi, nostro socio onorario di lunga data. Nel febbraio 2013 abbiamo pianto l'indimenticato presidente Aldo Ziggioto (v. tributo) e la morte di Peter Orenski, amico carissimo di molti di noi, avvenuta nell'agosto 2016, è il lutto più recente (v. tributo).



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